PAP SI’, PAP NO. DI COSA STIAMO DAVVERO PARLANDO?
Una piccola, un po’ misera, storia di corporazioni.
Correva l’anno 2012 quando un decreto ministeriale del 9 agosto stabiliva che “entro il 31 gennaio di ciascun anno ovvero nel termine massimo di 30 giorni dalla presentazione della notifica di inizio attività o di variazione, l’operatore provvede ad inserire nel Sistema Informativo Biologico (di seguito SIB) le informazioni previsionali sulle produzioni biologiche relative ai seguenti Programmi Annuali”.
Nascevano i P.A. informatizzati.
La comunicazione dei dati previsionali è sempre stato un obbligo normativo. Gli operatori fornivano i dati su supporti cartacei, o altrimenti decisi dagli Organismi di controllo, in modo non organico e con difficoltà di gestione.
A cosa servono questi dati?
A molte operazioni fondamentali per gli Organismi di controllo e agli incaricati delle verifiche di conformità presso le aziende. In particolare a: calcolare le classi di rischio degli operatori e, conseguentemente, il numero di ispezioni per l’anno in corso; individuare il momento dell’anno più critico per le produzioni previste e lì programmare l’ispezione in sito, calcolare i costi della certificazione, trasmettere i dati al Ministero che, a sua volta, li deve trasmettere alla Commissione europea.
Pochi mesi prima, il 1° febbraio, era nato SIB il Sistema Informativo Biologico che, nella speranza di molti, certamente di chi scrive, doveva diventare la piattaforma informatica indipendente del Sistema di controllo del biologico italiano.
Da quel momento, l’organizzazione del lavoro di tutti i soggetti coinvolti nel sistema biologico: operatori, consulenti, personale ispettivo e Organismi di controllo, è cambiato radicalmente; in meglio.
Certo, è servito tempo: l’obbligo della modalità esclusivamente informatica per la comunicazione dei dati previsionali di produzione sarà prorogato più volte (permettendo cioè anche l’alternativa cartacea), serviranno tante correzioni, decreti e note ministeriali interpretative ma i dati cominciarono a fluire in modo regolare e sempre più standardizzato dagli operatori agli Organismi di controllo, da questi al Ministero e dal Ministero alla Commissione europea, fino ad arrivare, oggi, a una banca dati europea TRACES nella quale tutti i dati di SIB, tutti i dati del sistema di controllo, dovrebbero confluire.
Ma cosa è successo nel frattempo?
È successo che al settore biologico, alla sua parte agricola, cominciano ad arrivare tanti più denari di prima sotto forma di sussidi europei e il biologico diventa interessante per i più grandi sindacati agricoli (il più grande). Gestire le domande di denaro pubblico, significa gestire la documentazione di certificazione delle aziende socie, significa – tra gli altri – fare le Notifiche e i P.A. vegetali entro il 31 gennaio di ogni anno, pratiche impossibili da evadere per organizzazioni come i Centri di Assistenza Agricola (CAA) del tutto inadeguati allo scopo.
Ma il biologico porta soldi, adesso tanti, e dunque chi sovrintende alla loro distribuzione diventa soggetto portatore di interesse del settore (dopo averlo, per anni, attaccato considerandolo una minaccia all’agricoltura convenzionale). E quando diventa evidente che i suoi CAA non sono in grado di fornire i servizi richiesti dal Decreto ministeriale, nel rispetto delle rispettive scadenze, cosa succede? Si agisce di conseguenza, affinché il Ministero si adegui.
Quando la situazione dei CAA afferenti al sindacato agricolo diventa insostenibile, cominciamo ad assistere a una pioggia di Decreti ministeriali che ogni anno posticipano sempre più avanti la data di scadenza della presentazione dei dati di produzione fino a farla coincidere con le esigenze di predisposizione delle domande di sussidi.
Dal 2018, se la memoria non mi inganna, inizia una penosa consuetudine per la quale verso il 30 gennaio un decreto annuncia una proroga della scadenza al 15 maggio. Dal 2020, complice il Covid19, si arriva al 30 settembre. I dati, a quel punto, per il sistema di controllo, sono del tutto inutili; ma c’è il Covid19, il problema è oggettivo.
Il 2021 è l’anno della svolta. Già con la prima proroga al 15 maggio, oltre al Covid19 (già in posizione più defilata), emerge chiaramente che AGEA, con l’adozione del fascicolo aziendale in modalità grafica, ha creato disallineamenti dei dati di notifica che non permettono di inserire i dati di produzione in SIB (“considerando” del DM 42241 del 28.1.2021).
Da qui in avanti è il disastro: nuovo DM con proroga al 20 giugno (i “considerando” sono gli stessi del precedente); nel 2022 due proroghe fino al 15 giugno; nel 2023 tre proroghe fino al 30 giugno.
Nel 2024, l’apoteosi: quattro proroghe fino al 15 novembre. Facciamo mente locale: parliamo del 15 novembre (!) per comunicare i dati previsionali di produzione per l’anno in corso agli Organismi di controllo che devono, all’inizio dell’anno, pianificare le verifiche ispettive alle aziende.
Contemporaneamente, già da un paio di anni, il sindacato agricolo ha iniziato una fortissima azione di propaganda sostenendo che i P.A.P. sono inutili, che serve la “semplificazione” e che i P.A.P. vanno eliminati. La propaganda ha successo, trova alleati anche tra Associazioni, apparentemente, insospettabili.
A fine 2024, l’epilogo. Con l’imbarazzante Nota ministeriale del 2 ottobre con oggetto “abrogazione decreto ministeriale […]” il sistema AGEA-CAA-sindacati esulta: non esistono più i P.A.P.
Peccato che una Nota ministeriale non possa abrogare un Decreto ministeriale (in quanto di ordine giuridico superiore); peccato che nessun DM, tantomeno quello sulle nuove misure in caso di non conformità (citato a sproposito nella Nota), abbia abrogato il DM sui P.A.P. (quello sì, che avrebbe potuto); ma, soprattutto, peccato che non si possa abrogare il Reg. (UE) 2018/848 né il D.Lgs. 148/2023 che stabiliscono, insieme, l’obbligo per tutti gli operatori di fornire i dati di produzione.
Quindi, quale risultato è stato ottenuto (anche accettando il contenuto della Nota)?
Gli operatori devono obbligatoriamente fornire i dati previsionali di produzione per il 2025 ma non hanno più lo strumento informatico, i P.A. appunto, per farlo.
A questo punto, per fortuna, gli Organismi di controllo sono riusciti a ritrovare unità d’intenti e hanno formalmente chiesto al Ministero che “lo strumento informatico P.A.” atto alla comunicazione dei dati potesse essere ancora utilizzato, poiché tutto il sistema di gestione dati, come detto in apertura di questo articolo, si basa su esso.
E dunque, l’ultima puntata (ma la “serie” non è certo finita, come si evince dalla recentissima riunione del 5 febbraio scorso “tra pochi intimi” al Ministero) è stata la pubblicazione del Decreto ministeriale, e non di una Nota, che conferma l’uso dei P.A. per la comunicazione dei dati e, a quel punto necessariamente, ne proroga la scadenza di presentazione al 1° aprile.
Disgraziatamente, temo ci si debba attendere che questo atto così arrogante, quasi di lesa maestà, porterà a una reazione molto aggressiva da parte di coloro che hanno causato tutto questo.
Il mio auspicio?
Che il Ministero abbia la forza di tenere solidamente la barra del timone e che gli Organismi di controllo si convincano che devono difendere il loro lavoro e che i due, insieme, riescano a difendere l’autonomia e l’indipendenza del sistema di controllo dalle ingerenze del sistema dei sussidi all’agricoltura che nulla centra con il loro vero scopo: garantire al consumatore che gli alimenti biologici soddisfino le sue aspettative di conformità alla normativa unionale e nazionale e non di garantire che siano distribuiti sussidi pubblici ai contadini.
Difendere l’indipendenza del sistema di controllo significa, secondo me, difendere SIB, la sua esistenza e soprattutto la sua autonomia dal SIAN. Non annichilirlo ma, al contrario, svilupparlo sempre più affinché sia davvero la Piattaforma Nazionale del Biologico Italiano a partire da una Notifica che prenda sì i dati che arrivano dal Fasciolo aziendale, quasi sempre inesatti, ma non preoccupandosi che siano giusti, allineati o altro, ignorandoli semplicemente, se del caso, e chiedendo agli operatori di fare Notifiche complete e corrette su SIB.
Se i CAA non sono capaci né di tenere aggiornati i Fascicoli aziendali con informazioni vere e aggiornate, né di fare Notifiche e P.A., ci sono tantissimi ottimi consulenti liberi professionisti in grado di farli e che dovrebbero essere aiutati con regole di vero libero mercato del lavoro, così da premiare, una volta tanto, la professionalità di chi è capace di fornire un servizio di consulenza di qualità.
Amo il cinema da quando andavo all’Università. In “C’era una volta… a Hollywood” di Quentin Tarantino mi è piaciuto, tra le altre cose, il coraggio e la libertà di cambiare il finale rispetto al brutale omicidio di Sharon Tate.
Ecco, mi piace pensare che con coraggio e libertà si possa cambiare anche questo finale e che non si debba assistere ancora una volta a una piccola, un po’ misera, storia di corporazioni.




