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Il SIB che vorrei (SISTEMA INTEGRATO DEL BIOLOGICO)

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Il SIB che vorrei SISTEMA INTEGRATO DEL BIOLOGICO

di Massimo Govoni

Il SIB che vorrei (Sistema Integrato del Biologico)

Il gestionale del biologico italiano oggi

La costante crescita del settore biologico necessita di una pari evoluzione del sistema di controllo a esso collegato. La sua complessità e ampiezza, infatti, richiedono una profonda riorganizzazione degli strumenti di lavoro a disposizione degli Organismi di controllo, dei tecnici ispettori ma, in modo speculare, anche degli operatori e dei loro consulenti.

Fornire i dati e le informazioni sul metodo di produzione adottato e sui prodotti e alimenti immessi sul mercato e controllare questi stessi dati per la loro certificazione, sono attività sempre più onerose e che devono essere agevolate il più possibile mettendo a disposizione strumenti efficaci, facilmente accessibili a tutti i soggetti coinvolti e in grado di dialogare in tempo reale con l’interfaccia europea, ovvero TRACES.

La responsabilità della progettazione e applicazione di tali strumenti, io credo, non può essere lasciata agli Organismi di controllo. Diciannove imprese private con diverse risorse e capacità d’investimento non possono che creare diciannove, o quasi, diversi sistemi di gestione dei dati raccolti e questo è incompatibile con la necessità di creare un sistema moderno, efficiente e che deve confluire nel gestionale europeo.

Il SIB di cui c’è bisogno

Per queste ragioni credo indispensabile un intervento radicale e centralizzato da parte del Ministero competente che colga la sfida e partendo da un buon strumento già esistente, SIB appunto, ne progetti una sua profonda revisione con una visione di lungo periodo che dia garanzia di efficienza per i prossimi decenni.

SIB dovrebbe essere il portale nazionale del biologico; una piattaforma, un gestionale, che:

  • raccolga tutti i dati del sistema bio nazionale in entrata;
  • li riproponga validati dagli OdC in uscita;
  • siano riversati infine in TRACES.

 

Oggi SIB è usato solo per la predisposizione della Notifica, dei Programmi annuali, la gestione delle deroghe per le sementi convenzionali e l’elenco degli operatori certificati. È condizionato e fortemente limitato dal SIAN (sistema informatico agricolo nazionale), ovvero dal sistema dei contributi economici, fatto del tutto inutile per il controllo del biologico e che vi trasferisce complicazioni e inefficienze.

In una visione di lungo periodo vedo invece un SIB completamente sganciato dal sistema dei contributi previsti per l’indotto del settore agricolo ma dedicato interamente allo scopo di rispondere alla richiesta che da sempre, fin dal primo regolamento sul bio, il legislatore europeo ha fatto agli Stati membri.  Ovvero, di creare un sistema di tracciabilità completo della filiera del biologico affinché sia garantito ai consumatori che gli alimenti biologici siano ottenuti nel rispetto delle norme stabilite. Non va mai dimenticato, infatti, che il legislatore europeo non ha immaginato le norme di produzione con metodo biologico come uno strumento per far ottenere contributi al settore agricolo, ma per offrire ai consumatori alimenti di alta qualità intrinseca, ottenuti con tecniche produttive a basso impatto ambientale.

Io vedo SIB, dunque, come il contenitore unico di tutti i dati e informazioni attinenti al sistema biologico nazionale: le notifiche, le relazioni art. 39, i PAP o meglio la loro evoluzione ossia i dati qualitativi e quantitativi – preventivi e consuntivi – di tutti i prodotti e alimenti immessi sul mercato (e solo quelli immessi sul mercato, esattamente come chiede TRACES per i prodotti importati), le ricette, le etichette e le dichiarazioni di conformità rilasciate dagli operatori; e ancora, i Certificati emessi dagli OdC, le non conformità rilevate con le conseguenti azioni intraprese (gestione OFIS e non solo).

Io immagino un SIB in cui ci siano le principali registrazioni degli operatori affinché possano immettervi dati e informazioni necessarie al controllo da parte dei tecnici ispettori – controlli fatti anche in remoto, finalmente – sulla corretta applicazione del metodo; i mezzi tecnici impiegati e non solo le sementi, ma tutti, avendo a disposizione, gli operatori e i loro consulenti, liste di mezzi tecnici pre-autorizzati per l’uso in agricoltura bio; gli ingredienti e le sostanze autorizzate; i prodotti per la disinfezione e la pulizia, i laboratori d’analisi autorizzati per le prove, eccetera.

Vedo SIB come un contenitore unico di dati e informazioni, accessibile a tutti senza limitazioni imposte da logiche corporativistiche, ma con accessi regolati a fruizione differenziata delle informazioni disponibili in funzione dell’attività fatta da chi accede (accesso garantito da SPID, naturalmente, come è già ora).

Questo è SIB che vorrei vedere e di cui vorrei si parlasse oggi, in termini di progettazione, per una sua futura realizzazione. Sono consapevole che oggi il settore non sente la necessità di uno strumento così ma mi è di conforto sapere che, come ogni buon architetto urbanista sa, un buon progetto è tale se è capace di dare risposta a un bisogno che in quel momento la società non sa di avere ma che nel tempo che passa dalla progettazione alla sua realizzazione, si sarà resa conto di avere effettivamente necessità di quell’opera per migliorare la propria qualità di vita.

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