Aziende in transizione: dalla vecchia alla nuova normativa bio. Il Reg. UE 2018/848.

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Aziende in transizione dalla vecchia alla nuova normativa bio Il Reg UE 2018848

Aziende in transizione: dalla vecchia alla nuova Normativa bio. IL Reg. (UE) 2018/484.

Chi lavora nell’ambito dell’agroalimentare biologico ricorda che nel maggio del 2018 il Parlamento Europeo approvò un nuovo corpo normativo relativo alle produzioni bio vegetali, animali, ai trasformati, all’etichettatura degli alimenti, alla viticoltura e ai controlli fatti dalle autorità competenti e dagli organismi di controllo.

Il nuovo Regolamento (UE) 2018/848 entrato in vigore diventerà applicativo il prossimo 1° gennaio 2022 con un ritardo di un anno, causa pandemia, rispetto alle intenzioni originarie; sono perciò mesi di grande fermento in cui, chi prima, chi dopo, affronta le decine di articoli e allegati in esso contenuti, studiandoli e preparandosi ad applicarli.

Anche noi di Bioqualità abbiamo analizzato il corpo normativo, deducendo alcuni concetti che ci sembra importante diffondere, puntualizzando alcuni aspetti in particolare.

Transitando da un regolamento all’altro: cosa c’è di nuovo?

Non si tratta di un testo che ribalta l’attuale normativa; non è una rivoluzione, quindi, quella che affronteremo tra una manciata di settimane, nessun cambiamento eccezionale. Il nuovo regolamento, semmai, esprime una ragionevole e sensata continuità tra “vecchio” e “nuovo”.

La nuova normativa, infatti, tratta in modo più chiaro e univoco alcuni aspetti che in passato hanno dato adito a interpretazioni contraddittorie. Facciamo qualche esempio:

  • i controlli in azienda da parte degli Organismi di controllo diventano ufficiali;
  • le conseguenze che un’azienda potrebbe dover affrontare in caso di non conformità gravi assumono maggior rilievo;
  • agli operatori viene chiesta una sempre maggiore attenzione ed efficacia nella gestione del proprio sistema di autocontrollo aziendale come, per citarne alcuni: l’analisi del rischio e le conseguenti azioni preventive, la tracciabilità attraverso un sistema efficiente di registrazione dei dati, la corretta e attenta separazione nella gestione dei prodotti biologici, in conversione e non biologici. Sono solo esempi di un impegno continuo che deve essere garantito dall’operatore;
  • introduzione della certificazione dei gruppi di operatori pensata esclusivamente per le realtà aziendali agricole, zootecniche e di acquacoltura, di piccole dimensioni. Un’opportunità per quelle aziende che hanno difficoltà di accesso al mercato del bio sia per i costi di certificazione, sia per la ridotta dimensione della loro produzione;
  • Una stretta non formale al sistema di controllo nei paesi extra UE. Dall’esperienza acquisita, per nulla soddisfacente, dei controlli in questi paesi e della conseguente garanzia sulle merci che entrano in Europa, si è deciso per la fine del regime di equivalenza e criteri molto più stringenti per gli Odc che controllano nei paesi extra UE.

Aziende agroalimentari italiane e ricezione del Reg. (UE) 2018/848

Lo stato dell’arte, in vista della futura applicazione del Regolamento (UE) 2018/848, ci mostra un panorama molto vivace. Se, da un lato, le aziende hanno necessità di essere supportate per affrontare un momento così delicato e imparare a gestire efficacemente le nuove norme, dall’altra si nota che con il reg. 2018/848 l’Unione Europea alza l’asticella (con lo sguardo sempre rivolto al fruitore finale, cioè il consumatore) richiamando tutti i protagonisti del sistema del bio a una maggiore responsabilità, competenza e impegno nell’applicazione dei criteri previsti, rispetto al passato.

A una analisi approfondita, non vi è dubbio che il nuovo corpo normativo suggerisce alle aziende di elevare le proprie prestazioni, unitamente a una chiara volontà di focalizzare il punto centrale della garanzia da dare al consumatore nel sistema di autocontrollo interno, stimolando le organizzazioni affinché lo rendano sempre più efficiente.

Per fare ciò, pensiamo che sarà importante cogliere anche l’opportunità offerta dalle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale e, non ultimo, dal fatto che il lungo periodo pandemico ci ha sospinti verso modalità di lavoro diverse da quelle in presenza. Comunicazione, scambio dati e informazioni, controllo (audit in remoto), formazione del personale e tanto altro – da remoto – significano semplificazione dei processi, risparmio di tempo e denaro, aumento della qualità del lavoro fatto e, inevitabilmente, della produttività.

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